Pantelleria, il mare e i suoi “perigli”

Pantelleria, il mare e i suoi “perigli”

“A mare nun ci sù taverni”.
È un proverbio siciliano abbastanza eloquente, la traduzione è “a mare non esistono taverne”.
Le taverne, le osterie in genere sono luoghi dove ci si rilassa, si beve, si gioca e ci si gode la chiacchiera.
Del nostro amato mare noi siciliani abbiamo imparato a diffidare, per necessità.
Luogo meraviglioso, atteso con spasmodica impazienza durante il breve inverno, il mare va affrontato con cautela.

Se si parla con qualsiasi anziano che conosca il mare, perché lo ha battuto, in barca, a nuoto o anche solo sul molo con una canna da pesca, costui ti dirà sempre una sola frase: il mare va temuto e rispettato.
Sembra un’affermazione banale, ma non lo è affatto.
Chiunque di noi abbia una buona esperienza dell’ambiente marino sa quanto questo possa essere imprevedibile e pericoloso.
La prudenza è d’obbligo.
A Pantelleria se soffiano venti, anche non troppo forti, non troverai mai nessuno che ti affitti una barca.
Chi conosce il mare sa che le insidie si nascondono dietro l’angolo.
Tanto vale essere prudenti.

Il mare attorno Pantelleria, proprio per la sua posizione, anche in situazioni di bonaccia, ha corridoi di correnti che se imboccate a nuoto richiedono un buono sforzo fisico e, soprattutto, molta molta calma.
In mare non c’è niente di peggio che farsi prendere dal panico.
La ricetta migliore è guardarsi attorno, verificare se qualcuno può venire in soccorso, altrimenti con calma e lucidità nuotare in maniera regolare, senza eccedere nello sforzo, fino a raggiungere lo scoglio.

Non bisogna temerlo il mare, bisogna avere solo contezza dei propri limiti e non sfidare mai la sorte.
Se impariamo ad osservarlo sarà lui ad indicarci, perfettamente, il come, il dove e il quando. 

 
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