Echi di Pantelleria: la nostra seconda opportunità

Echi di Pantelleria: la nostra seconda opportunità

Se tu evochi lo faccio anche io.
Tramontana è il nome che hai regalato a questo dammuso ma il vero maestro a Pantelleria è il Maestrale.
Dammuso Tramontana, ma vedo solo albe.
Se tu evochi io evoco.
Ma la cosa che ti è riuscita meglio è stato il golfo sul quale si sporge la nostra vista e anche la pietra che accoglie la siepe e l’aloe che trionfa accanto al geranio.

Dammuso Tramontana che se lo avessi scelto solo per il nome mi sarei ingannato.
Invece, hai mantenuto fede alla promessa dell’ombra sotto il cannizzo, dell’ alcova che si riempie di aria e di vento come un polmone che di notte rilascia frescura a ritmo regolare.
Se tu evochi io evoco.
E se ometto che da qui si sente il frangersi dell’onda è perché questo suono è sovrastato dal “benedetto” vociare dei miei figli mentre inseguono i grilli e ne misurano i salti.
Anche io sto saltando.
Da seduto faccio salti di gioia.

E’ un’opportunità questo dammuso.
Per noi è stata riconciliazione.
Dentro un matrimonio nel quale soffiava una Tramontana così fredda da lasciare cuore e arti intorpiditi.

Questa sera c’è calma, invece.
Ed è tutto tiepido.
Da una settimana muovo le dita delle mani e il muscolo cardiaco ha ripreso a pompare sangue al posto della bile.

Adesso i grilli sono diventati invisibili agli occhi dei miei figli e dalla cucina arriva la sua voce, mentre canta e so che, nel frattempo, raccoglie idee da stendere su un libro.

Dall’interno, o dal profondo, arrivano infine quattro parole che appaiono come una scritta a luce calda: “La cena è pronta”.

Fotot di Giovanni Matta

 
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